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Convegno: 13 febbraio 2009, “FOIBE: io ricordo e tu?”

LA STORIA

Foibe, campi di sterminio, fosse comuni, tombe senza nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi ed il silenzio dei morti.

Migliaia di scomparsi… dalla storia che attendono giustizia e verità. Scomparvero dalle loro case, dall’affetto dei loro cari, dalla loro terra, dalla Patria che tutti amavano al di là delle diverse ideologie politiche.

Insieme vittime di un disegno criminale basato sull’odio etnico degli slavi e sull’ideologia marxista-leninista, che saldarono il IX Corpus e le armate titine in un’unica fratellanza con i collaborazionisti italiani, rei di essersi macchiati del sangue dei fratelli, sacrificati sull’altare di un sogno utopistico di internazionalismo emancipatore dei popoli.

Tra il 25 luglio 1943 (caduta del Regime fascista) e l’8 Settembre 1943 (data della comunicazione dell’Armistizio, in effetti firmato il 3.9.1943) nelle zone del confine orientale (Friuli, Area giuliana-goriziana, Trieste, Istria e Dalmazia) tedeschi (slavi alleati dei tedeschi e partigiani slavi comunisti) preparano le contromosse alla prevista modifica di posizione dell’Italia nei confronti della alleanze.

In quel tempo nelle aree suddette,erano presenti, con i loro interessi nazionali o internazionali marxisti, le seguenti fazioni: i rappresentanti del Regio esercito italiano (che controllavano non solo le provincie italiane di Pola, Fiume e Zara, Spalato, ma anche l’acquisita provincia slovena di Lubiana e l’intera Dalmazia), i tedeschi (che ritenevano essenziale il controllo delle vie di comunicazione con i Balcani sia dal punto di vista strategico che per il transito delle materie prime), gli sloveni (divisi tra filo-tedeschi e filo-comunisti con sfumature nazionaliste), i croati (il regno di Croazia, più o meno affiliato alla Corona d’Italia, aveva in Ante Pavelic l’espressione nazionalista, filo-tedesca, anti-ebrea e anti-italiana), i croati filo-comunisti (inquadrati nelle forze della Resistenza, presenti in Istria e a contatto con italiani comunisti), i serbi cetnici, le formazioni volontarie slave inquadrate nelle SS (Bosniaci, Croati, ecc.).

L’area, inoltre, da sempre considerata di influenza britannica, collegava le sue mosse a rapporti stretti sia con Londra che con Mosca, attraverso le variegate componenti etnico-politiche.

Questo groviglio di gruppi non si fa trovare impreparato l’8 settembre, ad eccezione degli italiani, le cui Forze armate, abbandonate a se stesse, sono preda dei tedeschi e dei partigiani.

La creazione dell’Ozak (zona d’Operazioni del Litorale adriatico) da parte dei tedeschi e la nascita della RSI (Repubblica Sociale Italiana) che riprende in mano la guida delle istituzioni civili e di polizia (carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica sicurezza confinaria ecc.) contribuiscono a “bonificare” la zona, che però non è indenne da atti di guerriglia, prelevamenti di persone e sparizione, rappresaglie, deportazioni di natura etnico-politica.

Le autorità del Reich (nell’ambito delle quali si distinguono due ali: quella tedesca e quella austriaca, rappresentata dal commissario Rainer e dal comandante SS Globocnick) stringono nuove alleanze appoggiando le nuove fazioni che si sono create e rafforzate nell’area (in Slovenia: Bela Garda e Domobranci – milizie armate anti-comuniste e filo-tedesche; in Croazia: Ustascia – milizie filo-naziste, ultra nazionaliste e permeate di mito etnico) a discapito degli interessi italiani. Tuttavia il Governo repubblicano fascista riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa e la presenza militari attraverso reparti come la Xª Mas, il Battaglione bersaglieri “Mussolini”, il reggimento alpini “Tagliamento”, la Mdt (Milizia difesa territoriale), naturalmente i corpi di Polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblica sicurezza) ed altri corpi militari e para-militari di vario spessore ed importanza (Guardia civica, Brigate nere, ecc.).

Va rafforzandosi anche la Resistenza italiana che però si presenta divisa in partigiani garibaldini comunisti che dal 1944 collaboreranno totalmente con la Resistenza slava rappresentata dal IX Corpus, rendendosi responsabili di collaborazione nei prelevamenti di italiani, come provato dalle testimonianze dei familiari dei deportati, e di eccidi di anti-comunisti (Porzus 7.2.1945), sono cioè, la parte più dura nella guerra civile (Gap) – e in partigiani osovani.

Dal 1944 sono presenti nell’area forti contingenti di cosacchi, caucasici e turkmeni, inquadrati in formazioni militari tedesche ai quali era stata promessa una terra ed una patria nelle zone dell’Ozak.

La presenza di numerosi militari paracadutati tra i partigiani (inglesi, americani, russi) e di incontri e missioni tra il Regno del Sud e reparti militari della RSI rendono sempre più complessa la situazione che esplode alla caduta del fronte ed al crollo della Germania.

È così che il primo maggio, truppe comuniste titine entrano in Trieste e Gorizia e, aiutate dai collaborazionisti italiani, fornite di liste di proscrizione, prelevano, deportano, infoibano e detengono in campi di sterminio circa 12.000 Italiani (secondo il Cln)

A Zara, erano entrate il 30.10.1944 mentre a Fiume e Pola entreranno il 3.5.1945.

Il disegno di genocidio fu condotto senza distinzioni politiche razziali ed economiche o di sesso ed età; furono arrestati fascisti ed anti-fascisti (anche partigiani), cattolici ed ebrei, industriali, dipendenti privati ma anche agricoltori, pescatori, donne, vecchi, bambini, e soprattutto, i servitori dello Stato (carabinieri, poliziotti, finanzieri, militi della Guardia civica, ecc.).

Le Foibe colpirono una parte dei prelevati e furono la tomba di alcuni centinaia di italiani, ma la maggioranza finì in campi di sterminio ed in fosse comuni.

Giù le mani dal CROCIFISSO!

Manifestazione contro il Dosso di via Narni

L’associazione Terni Città Futura e Azione Giovani Terni, movimento giovanile di Alleanza Nazionale, ritrovandosi in questi giorni sulle stesse posizioni riguardo all’ installazione del dosso artificiale in Via Narni, dopo aver pubblicamente giudicato come estremamente negativo l’intervento perchè causa di numerosi disagi alla cittadinanza e stigmatizzato le singole problematiche, hanno deciso di ritrovarsi nella pubblica manifestazione di oggi per protestare direttamente sul luogo.
Intendiamo in questo modo sensibilizzare l’opinione pubblica e l’Amministrazione Comunale affinchè vengano sanate quanto prima le irregolarità rispetto a quanto stabilito dalle normative vigenti del nuovo codice della strada.
Vogliamo far sapere che quanto realizzato, non solo è contrario al buon senso, come riconosciuto da moltissimi cittadini, ma è anche e sopratutto contrario alle norme del codice della strada.
Chiediamo una celere modifica delle irregolarità  presenti o addirittura nuove soluzioni alternative, che meglio del dosso artificiale possano garantire una più sicura e indispensabile regolazione della viabilità, pensiamo ai cosidetti “semafori intelligenti”, ad apparecchiature di controllo e sanzione dei limiti di velocità e ad una nuova rotatoria.
Il successo della manifestazione di oggi, che ha visto intervenire anche alcuni cittadini, pur nella sua spontaneità e nella sua voluta non pubblicizzazione, ci spinge ad organizzare ulteriori forme di protesta questa volta coinvolgendo i residenti del quartirere e l’intera cittadinanza se non si ripenserà subito a quanto erroneamente voluto.
In modo provocatorio, per un piccolo lasso di tempo, abbiamo chiesto agli automobilisti di esprimere il loro disaccordo suonando il clacson delle loro automobili come in presenza di una situazione di pericolo, il dosso così come realizzato è per noi estremamente pericoloso,  e in tantissimi con convinzione lo hanno fatto.
La speranza  è che il tanto ma comunque ancora contenuto rumore di oggi sia arrivato alle orecchie di chi ha deciso di complicare concretamente la vita dei suoi concittadini.

ATC: addio linea U

L’Atc ha definitivamente soppresso la linea U, nata come servizio in favore degli studenti universitari in grado di collegare tutte le facoltà della conca. La giustificazione alla soppressione è stata quella di uno scarso utilizzo del servizio, infatti l’azienda ha denunciato solo una media di 4 studenti a corsa.

A nostro parere le cose non stanno proprio in questo modo. Alleanza Universitaria e Azione Giovani già in altre occasioni hanno avuto modo di sottolineare come la linea U così come istituita non aveva alcuna utilità, le corse erano troppo rade e i tempi di percorrenza troppo lunghi (anche più di 40 min da Economia-Collescipoli a Ingegneria-Pentima). Per questi motivi gli studenti non hanno usufruito del servizio offerto, semplicemente perché inadeguato.

Non si possono costringere gli studenti a perdere, tra l’attesa dell’autobus e la percorrenza del tragitto, più di un’ora per poter raggiungere la propria facoltà. La linea U è stata mal concepita, un buon servizio è veloce fruibile e a corse continue, inoltre come si può pensare con una sola linea di collegare 6 facoltà dislocate in diverse zone della città da nord a sud, da est ad ovest?

A nostro parere occorrerebbe razionalizzare tanto le linee Atc quanto la collocazione delle diverse sedi universitarie, prevedendo, ad esempio, un’unica sede almeno per quelle facoltà che non necessitano di laboratori e strumentazioni particolari, quali economia, scienze politiche e produzione artistica, in modo da poter creare un mini campus all’interno della città servito più facilmente e più frequentemente dalle linee normalmente esistenti e poter così sfruttare una linea creata ad hoc per le poche rimanenti facoltà.

Convegno: Una comune responsabilità per il futuro di Terni

logoAgConcluso il convegno “Una comune responsabilità per il futuro della città” organizzato dal nostro vescovo Paglia, ma non il dibattito che esso ha originato, anche Azione Giovani (movimento giovanile di AN), non ufficialmente invitata, al contrario di altri movimenti giovanili di schieramenti avversi, vuole dire la propria.
Siamo stati presenti ad entrambi i giorni dei lavori congressuali, abbiamo ascoltato tutti gli interventi, ci siamo posti domande ed abbiamo tratto alcune considerazioni, squisitamente personali.
In linea di massima, nella nostra analisi sull’agenda di Diotallevi e sulle sue 5 cose da prendere e 5 cose da lasciare per il futuro,  non possiamo non concordare sulla lista degli elementi da portare con noi:

• La Tk – AST è certamente un soggetto che ha fatto la storia di Terni ed occorre agevolarla e svilupparla insieme a tutte le altre realtà industriali già esistenti, credo però, sotto il punto di vista dello sviluppo produttivo industriale, che ciò non basti. Hanno detto bene il presidente della Camera di Commercio, Beretta, e la “storica” Bartolucci che Terni non è solo l’acciaieria e non dovrà solo essere questa.

• Lo sviluppo e la crescita dell’Azienda ospedaliera è ovviamente un’altra grande risorsa per il futuro, ma anche questa non è una novità. Per far ciò poi, ci sembra necessario spoliticizzare la nostra sanità e potenziare non solo le eccellenze presenti, ma l’intero servizio assistenziale provinciale.

• L’Università e il suo sviluppo tramite un reale radicamento nel nostro territorio. E’ indubbio che il futuro di Terni passi anche di qui, dalla conoscenza, dalla ricerca, dalla cultura e dalla collaborazione tra mondo produttivo ed università. Certo è che 6/7 corsi di laurea suddivise in diversi siti distanti tra loro sollevano solo briciole, forse insieme possono anche alzare una pagnotta.

• La nostra capacità di integrare. Personalmente non credo che Terni, tolte poche ma importanti realtà, come per esempio la Chiesa, sia stata, fino ad ora, in grado di integrare. Integrare non significa aiutare, ma rendere corresponsabili. Non solo garantire diritti, ma anche pretendere doveri!

• Una comunità demograficamente e territorialmente più grande. Ovvio, mettere a sistema, in una maggiore correlazione le città di Terni Narni e Amelia accresce non solo le nostre prospettive di sviluppo, ma anche la nostra capacità di farci ascoltare in Umbria ed in Italia.

Indubbiamente però, a pare nostro, ci sono nella nostra città anche altre realtà meritevoli di sviluppo e crescita futura sulle quali puntare: la festa di San Valentino, citata più volte dal vescovo, ma solo come data per un futuro incontro; le nostre potenziali attrattive turistiche in generale, come la Cascata delle Marmore, Carsule, Piediluco, gli agriturismo, i borghi medievali, su cui non abbiamo sentito una sola parola; gli Studios di Papigno, abbandonati dall’attuale amministrazione e citati solamente dai rappresentanti cinematografici; e, soprattutto, i Giovani. Si è fatto troppo poco affidamento sui giovani e ciò è stato dimostrato anche dall’età media dei partecipanti allo stesso convegno (50 circa), si, sì è parlato di ricambio della classe dirigente, ma da dove li andranno a pescare i futuri dirigenti se non sono stati nemmeno interpellate le associazioni ed i movimenti da dove potrebbero forgiarsi?
In riferimento invece, alle 5 componenti da lasciarsi alle spalle, sinceramente ci aspettavamo qualcosa di meglio, crediamo che non  ci sia stata, in questo senso, la reale volontà, o il necessario coraggio di individuare i veri elementi del “declino”: – l’attuale classe dirigente! Vecchia, dispotica, clientelare e “conservatrice”, intenta a perpetrare, per dirla con Marx, la propria ideologia, dove per ideologia si intende una rappresentazione falsa e deformata della realtà, derivante da interessi di classe, atta al mantenimento del potere della stessa classe dominante.
Ma ciò che più ci è saltato a gli occhi è stata la mancanza di una vera e propria “nuova idea” per e di Terni, capace di rivoluzionare la città e la sua identità, come ad esempio lo era stata, il centro fieristico proposto da Messi nella scorsa campagna elettorale, o la più volte acclamata “città dello sport”. L’unica novità, anche se provocatoria e stravagante, ma proprio per questo rivoluzionaria, è stata quella della Presidente di Indisciplinarte, con Terni capitale europea della cultura. Personalmente, noi di Azione Giovani, dal convegno ci aspettavamo proposte del genere, un nuovo modello della città che non fosse un restailing di qualcosa già in essere. Migliorare e sviluppare ciò che di buono già c’è ci sembra un’ovvietà. Se poi fino ad oggi non si è migliorato e sviluppato nulla, crediamo sia chiaro di chi sia la colpa.

SLOGAN

"SE UN UOMO NON è DISPOSTO A LOTTARE PER LE PROPRIE IDEE, O LE SUE IDEE NON VALGONO NIENTE O NON VALE NIENTE LUI!"

TERNI
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