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IL FUTURO DELL’UNIVERSITA’ A TERNI PASSA PER IL RAGGRUPPAMENTO DELLE SEDI
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Rilanciare l’Università a Terni
Il vero progetto di rilancio per l’Università di Terni è unificare, quando possibile, le sedi distaccate delle diverse facoltà in un unico grande campus universitario, dove si incontrino didattica, uffici e servizi.
Il problema del sistema universitario del polo scientifico ternano, non sono la mancanza di fondi, ma l’uso che di questi se ne fa.
A Terni c’erano corsi di laurea aperti con meno di 40 iscritti e altri che non erano se non duplicati di sedi a noi vicine. Soltanto nella nostra città erano presenti almeno sei diverse sedi universitarie, quindi sei edifici con relativi servizi, sei portinerie e funzionari moltiplicati per sei. Se veramente si vuole una vera Terni città universitaria, si inizi a diminuire gli sprechi, si aboliscano i corsi fotocopia, si razionalizzi l’offerta in un unico luogo.
L’Università a Terni può realmente insediarsi ed integrarsi con la nostra società solo se, come proponiamo da anni, vi è la volontà di raggruppare facoltà, segreterie, mense, biblioteche, alloggi e strutture sportive in un unico sito, magari ampliando e sfruttando l’area adiacente alla nuova facoltà di medicina. Lo sviluppo razionale dell’offerta accademica non potrà prescindere, inoltre, dalle realtà vicine preesistenti come Roma, Perugia, Viterbo e l’Aquila. Portare a Terni corsi di laurea già offerti da altri atenei sarebbe ed è stato un inutile spreco come per le facoltà di Scienze Politiche ed Economia.
Occorre puntare su materie che non siano già prepotentemente presenti nelle nostre vicine sedi di studio, che rispecchino le specificità del nostro territorio, come lo è stato ingegneria meccanica e dei materiali, dobbiamo pensare a tutte quelle materie tecniche, ad esempio chimica, che ben possono integrarsi con il nostro tessuto industriale, o valutare nuovi settori di studio e ricerca come quello energetico, idrico o sanitario-psicologico di cui le città concorrenti sono sprovviste. Questo potrebbe creare quel flusso di studenti tanto ricercato, ma che fin’ora a Terni non c’è mai stato.
La proposta: un’unica sede universitaria

Il Giornale dell'Umbria 17 maggio 2009
Università, riforme e tagli
Raffaelli o non sa di cosa si sta parlando o fa finta di non capire.
A prescindere dal decreto 133, il problema del sistema università in Italia, e anche del polo scientifico ternano, non sono i fondi, ma l’uso che di questi se ne fa.
A Terni, come conferma lo stesso sindaco, ci sono corsi di laurea aperti con meno di 40 iscritti e corsi che altro non sono se non duplicati di altri già esistenti, inventati di sana pianta solo per permettere a questo o a quel professore di avere una cattedra e di nominare assistenti e collaboratori. Soltanto nella nostra città sono presenti almeno sei diverse sedi universitarie, quindi sei edifici con relativi servizi, sei portinerie e funzionari moltiplicati per sei. Raffaelli parla di un incremento di iscrizioni da 813 dell’anno passato a 850 di oggi, ma non sa, o forse non vuol sapere, che la sola facoltà di Economia, nella sede di Perugia, ha più studenti di tutto il polo scientifico di Terni. Allora di cosa stiamo parlando?

Il suo non è altro che l’ennesimo tentativo di difendere i propri interessi che coincidono con quelli di una casta universitaria sua referente. Se veramente si vuole una vera Terni città universitaria, si inizi a diminuire gli sprechi, si aboliscano gli aiuti per amici, amici degli amici e parenti, si individui un unico centro didattico, ottimizzando i servizi ed i funzionari amministrativi. Se se ne ha il coraggio, si inizino ad abolire i corsi inutili: a cosa serve “Cooperazione per lo sviluppo e la pace” a Terni se a Perugia già esiste da anni “Relazioni Internazionali”? Si punti su materie specifiche, magari legate al nostro territorio, non presenti già in sedi universitarie vicine. Secondo Raffaelli, perché scienze dell’investigazioni da sola rappresenta quasi il 50% degli studenti del polo ternano?
Raffaelli rifletti o, se vuoi, ancora meglio, smetti di mentire sapendo di farlo.









